Con San Paolo davanti al confessionale

Ma non avessi la carità…

Immaginiamo che Paolo aggiungesse oggi al suo “Inno alla carità” alcuni pensieri relativi alla pratica attuale della penitenza. Senz’altro egli terrebbe fermo il principio della carità, poiché la carità copre tutto, … tutto sopporta. Nulla rimane, tutto è effimero, pure la profezia scomparirà, il dono delle lingue si estinguerà, la scienza svanirà, ma la carità non avrà mai fine.

 

E se andassi a confessarmi per timore della pena eterna, ma non avessi la carità …

Sebbene lungo la storia, la paura dell’inferno abbia motivato alcuni a convertirsi, sapevi, che è la bontà di Dio a spingerti alla conversione? Da 1300 anni i monaci Benedettini ascoltano le confessioni a San Paolo fuori le Mura, e qui vivono la Regola di San Benedetto, secondo cui il monaco umile osserva la conversione quotidiana non più per paura dell’inferno, ma per amore di Cristo. Così giunge a quell’amore di Dio che, essendo perfetto, scaccia la paura.

E se mi confessassi per fedelmente mantenere il precetto, ma non avessi la carità…

È vero che la confessione va fatta almeno una volta l’anno. Questa prescrizione per molti risulta un incoraggiamento, ma almeno a questo punto è bene tener presente di essere una persona sempre amata da Dio. Nel sacramento della Riconciliazione si può sperimentare questo Suo amore in un modo sempre nuovo, nonostante tutte le debolezze umane. La carità adempie la legge, anzi la trasforma: Signore, sono contento di poter sentire il tuo amore nel sacramento della Riconciliazione, tutte le volte che lo desidero.

 

E se mi pentissi di tutti i miei peccati, ma non avessi la carità…

Talvolta i nostri peccati ci disturbano, sopratutto quelli che si ripetono. Il vero pentimento però non si curva su se stesso, ma innalza lo sguardo verso Dio: perché ti amo, Signore, mi dispiace di non averti amato.

 

E se elencassi onestamente tutti i miei peccati, ma non avessi la carità…

Capita che ci vergognamo di un peccato. Il precetto della confessione completa ­ soprattutto in caso di peccato grave – può divenire un peso. Ecco che ci vediamo davanti ad un giudice severo, cresce la paura, e ci riteniamo indegni del perdono. Così, però, ci siamo costituiti giudici di noi stessi – al posto di Dio! – e ci siamo autocondannati, come lo ha fatto Adamo: “Ho udito il tuo passo nel giardino; ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”. Ma chi sa di essere veramente amato da Dio non ha paura di essere condannato, poiché il timore suppone il castigo, ma la carità perfetta scaccia il timore.13 La confessione completa non awiene per coraggio, bensì per amore intrepido. Dopo tale confessione potrò dire a me stesso: ora non ho dubbio che Dio mi ama nonostante tutti i miei peccati, poiché li ho elencati tutti, e la risposta è stata l’assoluzione.

 

E se credessi nella remissione dei peccati anche senza la confessione, ma non avessi la carità…

Tanti bambini sanno benissimo di essere amati dai loro genitori; eppure non basta loro saperlo, ogni tanto lo vogliono anche udire, vivere, anzi festeggiare. Nessuno li schernisca per questo. Sappiamo che Dio ci ama “nonostante tutto”, e che il suo amore per noi è più grande dei nostri peccati. La carità non tiene conto del male ricevuto. Dio ce ne ha dato la prova nel suo figlio Gesù Cristo. Visto così si potrebbe sostenere che già 2000 anni fa tutti i nostri peccati sono stati perdonati. Chiunque può trovarne la conferma nella Sacra Scrittura. Lo sentiamo nelle omelie. In ogni celebrazione Eucaristica Gesù ci dice attraverso il sacerdote “il mio sangue … in remissione dei peccatI’. Ma soltanto nella confessione ciò mi viene detto personalmente e su misura, per mediazione del sacerdote, che ha offerto la sua vita per questo ministero, affinché io possa sentire con le mie orecchie le divine parole dell’amoroso perdono.

 

E se ascoltassi attentamente all’assoluzione, ma non avessi la carità…

Il sacerdote trasmette il perdono nel nome di Dio e della Chiesa. L’assoluzione è la dichiarazione d’amore da parte di Dio: il mio amore per te è più grande dei tuoi peccati, più forte della morte. Per la forza del mio amore ho risuscitato mio figlio. Lo stesso amore manifesto ora anche a te.

 

E se facessi accuratamente la penitenza, ma non avessi la carità…

Il sacerdote mi impone una “soddisfazione” o “penitenza” con la quale contribuisco alla riparazione del danno causato dal peccato: sono tutti atti di carità. Può consistere nella preghiera, in un’offerta, nelle opere di misericordia, nel servizio al prossimo, in privazioni volontarie, in sacrifici, e soprattutto nella paziente accettazione della croce che dobbiamo portare. Signore, l’amore delle tue parole di perdono mi spinge ad impegnarmi in atti di carità come soddisfazione.

 

di P. Johannes Paul Abrahamowicz, O.S.B.