Biblioteca monumentale

Le origini della biblioteca monumentale dell’abbazia benedettina di S. Paolo fuori le Mura, si possono far risalire a Papa Paolo V con un motu proprio del 1608 nel quale attribuiva all’abbazia di San Paolo il «palatium ecclesiae Santae Mariae Transtyberim» insieme agli orti e a tutte le dipendenze annesse, non esclusa la cappella di San Callisto dove poter celebrare le sacre funzioni.

Con questo atto il papa dava ai monaci benedettini di San Paolo una stabile dimora per quella parte dell’anno in cui, costretti del clima malsano della zona ostiense, si trasferivano di volta in volta a Santa Maria in Cosmedin, a San Crisogono, a San Saturnino al Quirinale o a San Clemente a Tivoli.

Il palazzo, residenza del cardinale titolare di San Callisto, fu praticamente ristrutturato quasi dalle fondamenta tanto da ospitare, oltre alla comunità Paolina per alcuni mesi dell’anno, anche la sede della Procura Generale della Congregazione, vari appartamenti per gli abati di passaggio per Roma, una copiosa e ricchissima biblioteca, un gabinetto di Storia Naturale, l’Archivio generale dell’intera Congregazione Cassinese, la sede del collegio di Sant’Anselmo, ossia lo studentato comune dei Cassinesi a Roma.

 

Qui sorse la prima biblioteca della comunità di cui si può ricostruire una certa storia: una raccolta che aveva il duplice scopo di fornire opere essenziali alla riflessione ascetica dei monaci e il necessario materiale di studio e consultazione per quell’esiguo ma scelto numero di allievi del collegio di Sant’ Anselmo: iniziatore di quest’importante opera fu il cardinale Leandro Porcia da Porcia, abate del monastero e lettore di teologia al collegio S. Anselmo dal 1711 al 1720.

Altra figura importante per la storia di questa raccolta libraria è quella del cardinale Fortunato Tamburini da Modena (1683 – 1761 ), abate dal 1741 al 1743, la cui biblioteca, alla sua morte confluì in quella del monastero, di cui costituisce oggi il fondo più ricco.

 

Le cronache manoscritte del monastero degli anni 1849 -1853, raccontano degli anni dell’invasione napoleonica e l’abate di allora, don Simplicio Pappalettere, si trovò a dover subire l’occupazione dei francesi i quali occuparono d’autorità parte del palazzo di San Callisto come ricovero della truppa.

Fu deciso perciò di costruire una sorta di separazione, al più presto possibile, tra i seminaristi e i pochi monaci rimasti e i nuovi indesiderati ospiti. Sorse contemporaneamente anche il timore che il cospicuo patrimonio culturale ivi custodito corresse il pericolo di essere trafugato e a questo riguardo si legge che furono scelte delle soluzioni anche assai pittoresche come quella di nascondere parte del materiale più prezioso nella casa della lavandaia.

 

Per tutto questo nacque probabilmente la decisione di allestire, nel 1851, una cosiddetta «libreria» all’interno del monastero di San Paolo in cui inizialmente potessero essere portate tutte le opere possedute in doppia copia o di primaria consultazione che si trovavano nella biblioteca di San Callisto.

Nel 1852, vengono aggiunte alla prima sala altre due adiacenti e nel 1853 la biblioteca è finalmente completata con tutti i volumi conservati a San Callisto e trasportati con l’aiuto di soldati italiani e francesi. La Biblioteca Monumentale, come oggi viene indicata la biblioteca storica, è fornita di un catalogo a schede impostato sulle regole di catalogazione della Biblioteca Vaticana ed è posta all’interno del monastero alla fine del grande corridoio detto “del Silenzio”, dove si affacciavano le celle dei monaci e dal quale è divisa per mezzo di una splendida cancellata probabilmente destinata in origine ad una delle cappelle della basilica.

Si presenta come una tipica biblioteca settecentesca, con le pareti tappezzate di scaffalature in legno sobriamente decorate divise in 18 settori per 10 differenti materie. Il numero complessivo dei volumi presenti in questa Biblioteca è di circa 8, 500 unità, approssimativamente. Si può considerare senz’altro una biblioteca storica in buon stato ricca di opere pregiate, opere del pensiero cristiano e non e dove si assapora quel particolare gusto di cultura antica caratterizzata da una lunga, attenta, saggia e amorosa raccolta di libri.