Attività vocazionale

Attività

Il cammino che sarà svolto quest’anno
Iniziazione alla vita monastica
Rito del noviziato
Lectio divina
Collatio
Lettura spirituale condivisa
La vocazione
Racconto di una vocazione

 

Il cammino che sarà svolto quest’anno

Il cammino che sarà svolto quest’anno in noviziato ha lo scopo di aiutare il formando a maturare la propria scelta vocazionale attraverso uno sviluppo  armonico delle proprie facoltà e un indirizzamento delle proprie attitudini a partire dal primato di Cristo nella propria vita. Questo verrà fatto secondo le peculiarità della vita monastica. Ne evidenziamo brevemente le maggiormente caratterizzanti.

Il novizio sarà aiutato anzitutto ad alimentare il rapporto con Dio tramite la preghiera e la meditazione personale. Per questo, integrando la partecipazione alla Messa quotidiana e la recita dell’Ufficio, che si svolgono nella dimensione comunitaria il noviziato sarà scuola anzitutto di meditazione personale e condivisa della Scrittura, collazio) di silenzio e di raccoglimento. Sono previsti anche momenti di preghiera per il gruppo dei novizi.

Altra dimensione fondamentale della vita monastica, lo studio, sarà ampiamente sviluppata tramite la frequenza sistematica di un corso di studi interno, relativo, ad esempio, alla Sacra Scrittura, alla Regola di s. Benedetto, alla Liturgia, al Canto gregoriano, che abilitano l’aspirante monaco a vivere con fruttuosità tutti i momenti della giornata e lo avviano anche agli studi teologici.

Monaci e Cammono vocazionale

 

Cappella
Una terza dimensione costitutiva della spiritualità monastica è il lavoro ogni novizio sarà impegnato in occupazioni adeguate ai tempi e ai momenti, in cui vivere la dimensione sia manuale sia intellettuale come gioiosa dedizione a Dio e ai fratelli.

Molto importante sarà anche la dimensione relazionale con i confratelli, palestra di vita per imparare a confrontarsi, ad accettarsi e sopportarsi per prendere consapevolezza di essere chiamati o meno a questo tipo di vita.

Pur nel rispetto del raccoglimento e della disciplina, non mancheranno occasioni e momenti di cordialità, come gite insieme o momenti di convivialità. La gioia di vivere con Cristo per Lui è quanto ci auguriamo possano sperimentare, in questo percorso non facile ma affascinante, i nostri formandi.

 

 

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Iniziazione alla vita monastica

Il monastero di s. Paolo fuori le mura offre alle persone che si sentono attratte dalla vita monastica e sono intenzionate a verificare se il Signore le chiama per questa vita, un percorso di discernimento e di eventuale iniziazione alla vita monastica. Chi coltiva nel suo cuore questo desiderio può contattare il maestro dei novizi per avere un primo dialogo. Attraverso i dialoghi preliminari l’aspirante viene aiutato a operare un discernimento che lo renda maggiormente consapevole della scelta che intende fare. In questi colloqui si mira cioè a capire se davvero nel cuore dell’aspirante è presente quella domanda di Dio fondamentale per s. Benedetto, e se la vita monastica può corrispondere effettivamente alle sue modalità di ricerca di Dio. Per questo è fondamentale che il dialogo si svolga nella più grande sincerità: adottare delle maschere, cercare risposte compiacenti, tacere elementi importanti della propria vita e della propria personalità, rende problematica fin da subito l’iniziazione alla vita monastica. Se, d’altro canto, l’aspirante ha già una guida spirituale, il maestro dei novizi cercherà un confronto anche con lui, per poter più efficacemente essere d’aiuto nel discernimento.I colloqui vengono poi affiancati da qualche esperienza in monastero; per i primi mesi, si tratta di un giorno o di pochissimi giorni.
Monaci e Cammono vocazionale

Se si evidenzia una volontà a continuare il discernimento, sia da parte dell’aspirante che del formatore, questi periodi si fanno più lunghi, fino a giungere al periodo di aspirandato in senso stretto, che consiste nel dimorare per un mese in monastero per poter vivere con molta più concretezza tutte le dimensioni della vita monastica. In questo periodo l’aspirante prende anche maggiori contatti con il Padre Abate, con il quale ha qualche colloquio.

Storie di San Benedetto di Monte Oliveto Maggiore
Alla fine del mese, l’aspirante torna a casa per un ulteriore periodo di riflessione. Se la sua intenzione di essere monaco si è andata chiarendo e rafforzando, fa una richiesta formale di essere ammesso al postulandato.

Il Padre Abate, consultandosi con il maestro e con la comunità, decide di accogliere o di respingere la richiesta. Qualora la richiesta venga accolta, l’aspirante può venire in monastero per iniziare il cammino monastico come postulante.

Il postulandato è ancora un periodo di prova, stavolta più lungo, in quanto dura almeno sei mesi, ma può essere allungato se i superiori lo ritengono opportuno. Il postulante, seppur con gradualità, è introdotto alle dinamiche della vita comunitaria e fa un percorso quotidiano di formazione, che lo deve condurre a decidere in modo più certo se davvero Dio lo chiama alla vita monastica. Si tratta di un periodo in cui sia il maestro sia la comunità possono in modo quotidiano rendersi conto dell’autenticità o meno della chiamata del postulante. Se l’Abate e i superiori ritengono che il postulante sia maturo per l’accesso al noviziato, gli chiedono di fare richiesta di accedere al noviziato.

 

 

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Rito del noviziato

Con il rito del noviziato si entra in modo più diretto a far parte della comunità, quantunque non ancora a titolo definitivo.

Tale cambiamento è evidenziato dall’abito in quanto il novizio, pur non ancora monaco indossa in modo stabile la talare, che è un pezzo dell’abito che viene indossato anche dai monaci.

Il noviziato, che dura dai 12 ai 18 mesi, è il periodo più importante del cammino di iniziazione, in quanto prelude alla prima professione dei voti monastici In tutto il periodo del postulandato e del noviziato, sia il monastero che il formando restano liberi di interrompere il rapporto.

Sia il novizio che i superiori devono porsi con speciale attenzione in ascolto della volontà di Dio.

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Lectio divina

Icona di Gesù di Nazaret
La lectio divina è da secoli la modalità con la quale i monaci si accostano alla Parola di Dio per trarne il nutrimento per la propria vita spirituale. Essa è davvero paragonabile, per certi versi, a ciò che è il cibo per il corpo, perché privarsi della lectio divina e trascurarla sempre più può portare addirittura alla morte di un percorso vocazionale monastico. Per questo, insieme alla recita dell’Ufficio e al lavoro, la lectio divina è una delle tre colonne su cui si regge la spiritualità monastica.
Si tratta anzitutto di leggere e rileggere un brano della Scrittura, ad esempio un capitolo al giorno di un libro o un brano proposto dalla liturgia della Chiesa, con calma, gusto e attenzione a ogni singola parola. Si sceglie poi una frase che si ritiene principale o che ci parla in modo particolare e ci si sofferma con particolare attenzione su di essa.

A questo punto si inserisce il momento della meditazione: si lascia calare quella frase nel nostro cuore, si ‘digerisce’, si impasta cioè con il nostro vissuto, con quello che ci richiama. Sempre con calma, si lascia che la Parola porti in noi il suo frutto, che apra le nostre ferite e le guarisca, che ci spinga a prendere le decisioni giuste. Si giunge così al momento dell’oratio, che è la preghiera che nasce spontanea dalla meditazione, e che può essere di pentimento, di lode, di richiesta.

Si arriva così alla contemplazione, che è uno sguardo rinnovato sulla realtà, una capacità di vivere alla presenza di Dio e di convertirci concretamente nella vita di ogni giorno. La lectio divina, indispensabile al monaco, lo è naturalmente anche al monaco in formazione, perché egli impari a far ruotare tutta la propria giornata attorno alla Parola di Dio, attraverso essa si avvicini sempre più a Lui e sempre meno si appoggi ad altre certezze.

 

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Collatio

La collatio è il momento, successivo alla lectio, in cui si condivide quanto si è vissuto nella lectio personale. Il momento personale è necessario, soprattutto nel momento della meditazione, perché il rapporto con la Scrittura è unico e irripetibile per ognuno.

È fondamentale non cadere in interpretazioni arbitrarie della Scrittura, perciò quando si legge ci si può anche aiutare con commentari o dizionari. Ma quando si passa alla meditazione, si entra in un colloquio dell’anima con Dio che non può essere sostituito da niente e da nessun altro.

Tuttavia, la collatio ha un valore altamente formativo, perché la ricchezza che il Signore ci dona possa essere condivisa con gli altri e diventare anche per essi un dono.

La Chiesa è una realtà di comunione, e lo Spirito che parla alla vita di ciascuno è comunque il medesimo Spirito, per cui confrontarsi su quanto Egli suggerisce a ognuno di noi ci aiuta a conoscerlo meglio e a cementare l’unità tra noi.

Giardino dell'Abbazia di San Paolo fuori le Mura

 

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Lettura spirituale condivisa

Giardino dell'Abbazia di San Paolo fuori le Mura
La lettura spirituale condivisa è un momento del cammino formativo che si pone per così dire accanto alla lectio. Il suo fine è quello di aiutare il formando, attraverso brani sulla vita monastica, a sperimentare il riposo nel Signore e la tranquillità dell’anima.

Mentre la lectio richiede uno sforzo di concentrazione che assorbe tutta la persona, e il cui frutto è dolcissimo ma nello stesso tempo è il solido nutrimento dell’anima, la lettura spirituale è un momento in cui sperimentiamo l’amore del Signore attraverso suggerimenti utili per la vita monastica.

Si legge con calma un brano tratto ad esempio dai Padri del deserto o della Chiesa, e si offre un pensiero libero e spontaneo su ciò che la lettura suscita, condividendolo con gli altri.

Si può dire che la lectio divina è il colloquio con il Signore che ci dà la forza per affrontare la giornata; la lettura spirituale è il ritrovarsi la sera dopo una giornata di lavoro a godere della reciproca compagnia con Dio e con i fratelli e a rinnovare con gioia amore e fedeltà al Signore.

 

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La vocazione

La vocazione è una chiamata cui viene data una risposta. Generalmente  in una famiglia dove il padre o la madre esercitano una professione molto importante, anche il figlio viene attratto a continuarla nella sua vita adult . Pensiamo ai figli di arte.  figli di politici,figli di attori ecc. ecc, Raramente invece la vocazione alla vita religiosa nasce in una famiglia. Anzi capita che  famiglie molto religiose si oppongono decisamente alla scelta di un figlio o figlia alla consacrazione religiosa, anche se alla fine finiscono per accettare la scelta e anche condividerla. La vocazione nasce dalle situazioni di vita più varie e più imprevedibili. Da un incontro, dalla frequentazione di una chiesa , da una liturgia, da un ritiro. Oppure a seguito  di  un evento drammatico che porta a rivedere la propria vita, non tanto esemplare ecc ecc.  Pensiamo sia molto interessante ascoltare alcuni racconti vocazionali, che possono giovare all’orientamento di quei giovani che sono alla ricerca.

 

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Racconto di una vocazione

Raccontare la mia chiamata alla vita monastica per me vuol dire innanzitutto testimoniare a chi legge quanto grande e generoso è il buon Dio e capace di cose stupende su ciascuno di noi. Nessuno sfugge all’attenzione del Signore e chiunque cerca con cuore sincero di vivere una vita di Amore alla fine troverà sempre Lui con un dono pronto per noi, il dono della “chiamataTutti, nessuno escluso, siamo chiamati dal Signore ad una vita di sequela Christi, l’ unica differenza sta nel tipo di sequela che il Signore ha scelto per noi. La mia vocazione nasce solo e semplicemente da un desiderio forte e crescente di Assoluto, da un desiderio di certezze nella mia ragion d’essere e da un voler rinunciare a tante materialità, per concentrarmi solo e sempre nell’unica certezza per eccellenza, che è Dio incarnato in Cristo Gesù. Sono stato chiamato dal Signore ad una età matura,  a quarant’anni,  e non mi sono mai chiesto il perché: ho sempre accolto questo nella mia vita senza dubbi, nè troppe domande.

 

Provengo da un carriera professionale di tipo aziendale, mi occupavo di direzione commerciale dei mercati esteri di una grossa azienda italiana ed ho vissuto per molti anni in Gran Bretagna a Londra, dove aveva sede il mio ufficio. Non posso dire di aver vissuto una profonda crisi esistenziale o trauma di alcun tipo, come magari si potrebbe pensare, ma semplicemente ho sperimentato alla soglia dei quarant’anni un desiderio quasi indescrivibile di amare nient’altro che Dio e di donare la mia vita a Lui e viverla nella essenzialità. Non credo che mi sia successo nulla di particolarmente straordinario, perché tutti siamo chiamati appunto ad amare nient’altro che Dio, chi nella vita matrimoniale,  chi nella vita sacerdotale, o consacrata, o professionale. Ma nel mio caso Dio mi ha scelto ad una vita monastica, perché cosi il mio desiderio poteva esser appagato. Dio vede dentro di noi cose che noi spesso, distratti dalla vita quotidiana, non vediamo e solo Dio sa di cosa noi abbiamo realmente bisogno quando cerchiamo Lui. Quando dunque incominciavano a prendere corpo in me queste intenzioni di voler fare esperienze di vita monastica, poiché questo mi proponeva il Signore, iniziai a mettermi in cammino di discernimento. Io non ho avuto un padre spirituale che mi guidava in questo cammino, posso dire che il mio padre spirituale è stato direttamente il Signore, che mi ha fatto fare alcune esperienze e mi ha sempre illuminato ogni qualvolta fosse stato necessario.
Monaci e Cammono vocazionale

 

Il mio arrivo a San Paolo è dovuto ad un incontro da me avuto, un giorno a Roma, con un monaco sacerdote benedettino di San Paolo, il quale con tanta benevolenza e pazienza ha ascoltato la mia esperienza vocazionale ed ha accolto la mia richiesta di poter fare una prova di convivenza comunitaria con i benedettini di San Paolo. E cosi, dopo questo incontro, che io considero l’Incontro con Cristo nel momento esatto in cui Lui decide di incontrarci, iniziò un percorso di discernimento sempre più approfondito, che si concluse con il mio ingresso nella comunità monastica di San Paolo fuori le mura. Ed oggi felicemente sono qui in questa comunità, che pian piano sarà la mia nuova famiglia. Posso dire che il buon Dio mi ha fatto tanti doni: una bella famiglia, nella quale sono cresciuto con tanto affetto dei miei genitori e dei miei fratelli, l’istruzione, la carriera professionale, gli amici e tante esperienze di vita, ma tra questi il dono della chiamata alla vita monastico è sicuramente il più bello. Perché il Signore mi ha scelto? Non saprei rispondere: la vocazione è un mistero imperscrutabile, cosi come sono imperscrutabili i piani di Dio su ciascuno di noi.  A noi spetta solo metterci all’opera, affinché questi piani si realizzino. Il nostro motto benedettino recita: ” Nulla anteporre all’amore di Cristo” ed è ciò che ogni battezzato deve fare.

 

 

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